venerdì 26 dicembre 2014

imprevedibilmente

      Non c'è un vero senso nell'aver lasciato sguarnito il blog di decori e profumi natalizi. Da un po' di anni mi capita, forse da quando la separazione tra reale e virtuale, dopo i primi momenti di euforia, si è fatta più spessa nella mia testa e meno evidente nella vita quotidiana.

Ai tempi il blog era nato come luogo della passione culinaria, nella vita reale mi occupavo di tutt'altro. Poi, imprevedibilmente, le cose cambiano, spesso senza che lo si voglia davvero o che si possa sul serio evitarlo. O che si debba poi solo patirlo...

Volere potere e dovere si mescolano, porte chiuse a volte ne aprono altre, a volte restano serrate. E nel tempo ci si trova a miscelare risorse e competenze differenti per estrarre dal cilindro un sistema di vita diverso. Sconosciuto, incerto, sbilanciato, intrigante. Perfezionabile. Certamente inaspettato.

Nel blog così filtrano più raramente le esperienze del quotidiano e quando succede è quasi sempre una scelta consapevole. Come ora che mi trovo a riflettere sul senso di un Natale "pubblicabile". 

No, decido: il mio Natale quest'anno è ancora più intimo del solito, con il presepe al posto dell'albero, con pochissimi regali, con tante lettere. E senza dettagli personali che filtrino sul blog. Eppure... eccomi qui: ne ho parlato. Imprevedibilmente.

La ricetta che pubblico a corollario non ha fatto parte del menù familiare di queste feste ma di una cena condivisa con una persona informale e specialissima, forse davvero la parte più personale del mio imprevedibile Natale di quest'anno. 

Anche questo post ha finito per essere completamente imprevedibile. Devo arrendermi all'evidenza irrazionale del mio attuale destino...


Polpettine morbide ai cranberries e aneto

ingredienti per una quarantina di polpette:
      400 g di carne di manzo tritata 
      200 g di salsiccia
  1 uovo
  3 cucchiai di grana grattugiato
  3 cucchiai di farina 
  2 cucchiai di cranberry essiccati
  1 cucchiaio di aneto
  1/2 cucchiaio di prezzemolo tritato 
  3 cucchiai di grappa bianca
  20 g di burro
  2 cucchiai di olio extravergine
  sale
  pepe bianco al mulinello

      Ammollare i cranberry in mezzo bicchiere di acqua tiepida, quindi scolarli delicatamente e tritarne grossolanamente circa la metà.

Miscelare la carne trita con la salsiccia spellata e sgranata, l'uovo leggermente sbattuto, il formaggio, le erbe ed i cranberry tritati, sale e pepe.

Formare delle palline poco più piccole di un tuorlo d'uovo ed appiattirle leggermente, quindi passarle nella farina.

Scaldare insieme olio e burro e rosolarci le polpette fino a che sono ben dorate su tutti i lati; sfumate con la grappa (volendo si può anche incendiare per un flambé che elimini velocemente l'alcool ed intensifichi i profumi).

Unire quindi i cranberry interi e un pizzico di farina diluita nella loro acqua di ammollo, regolare di sale e cuocere per 7 o 8 minuti, fino a che le polpette sono morbide ed il fondo di cottura si è ristretto in una salsina cremosa.


      Servire calde come secondo per 4-6 persone, accompagnato da purè o verdure scottate, oppure tiepide come fingerfood  per 10-12 su stecchini o in ciotoline.
  •     rivoli affluenti:
  •     la ricetta si ispira vagamente ad un ripieno statunitense  per tacchino natalizio proditoriamente unito a delle polpette norvegesi di salmone (...sì, le avevo raccontate qui tempo fa, quando l'euforia filtrava ancora meno l'imprevedibilità di un post scritto col cuore).

venerdì 19 dicembre 2014

improvvisazione, crema di erbette, stelline al salmone...

Dovevo riuscire a creare in una manciata di minuti un primo sfizioso per ospiti tanto graditi quanto inattesi. 

Guardo in frigo e in dispensa e subito penso in divertente modalità da Mondo in Casa, che spesso mi fa tradurre ricette straniere in piatti riproducibili con prodotti italianissimi

Questa volta tocca ai golosi smørrebrød danesi, veri e propri "piatti unici" costituiti da fette di pane che accolgono gli ingredienti più disparati accostati nei modi più creativi.

Senza ora entrare nello specifico della loro storia e varietà (o mi perdo a parlare di smørrebrød e non faccio in tempo a cucinare!), scelgo quelli di salmone affumicato, che ho in casa anche se non in quantità sufficiente a sfamare tutti i commensali. 

Così la mia versione casalinga di smørrebrød  diventa parte integrante di un piatto diverso. Per la precisione di una zuppa ricavata da del purè già fatto, in modo da ridurre i tempi al minimo.

Gli ospiti suonano mentre termino le tartine decorative: sembra quasi che abbia cucinato per ore, invece ci ho impiegato meno di 20 minuti!


Crema morbida di erbette con stelline di segale al salmone affumicato

ingredienti per 4 persone:
per la zuppa:
600 g di purè di patate
400 g di erbette
1 scalogno
200/250 ml c.a di latte
20 g di burro
noce moscata
sale
pepe bianco al mulinello

per le tartine:
2 fette di pane di segale
40 g di salmone affumicato a fettine
60 g di robiola (o mascarpone miscelato a ricotta)
1 cucchiaio di grana grattugiato
1 piccola carota
4 steli di erba cipollina
1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata fine
zucchero
sale
pepe bianco al mulinello

Per la zuppa sciogliere il burro in una pentola ed unire lo scalogno ridotto a rondelline e le erbette, mescolando bene perché si insaporiscano. 

Unire 3 o 4 cucchiai di latte e un pizzico di sale, coprire e cuocere 10 minuti, fino a che sono molto morbide, quindi frullarle.

Nel frattempo tritare finemente l'erba cipollina ed incorporarla alla robiola insieme al grana e alla scorza di limone; insaporire con sale e pepe e lavorare a spuma con una forchetta. 

Tagliare la carota a julienne e spolverizzarla con un pizzichino di sale e uno di zucchero. Tagliare le fette di salmone in 8 striscioline ed arrotolarle come delle piccole rose. Ritagliare con degli stampini 8 stelline dal pane di segale.

Incorporare alle erbette il purè e diluire con il latte, unendolo a filo fino a che la zuppa prende la consistenza desiderata. Più densa è meglio reggerà il peso delle stelline.

Regolare di sale, insaporire con noce moscata e pepe e cuocere un paio di minuti ancora, fino a che è tutto ben caldo.

Intanto disporre un ciuffetto di spuma di formaggio sulle stelline di pane e sistemarci sopra le roselline di salmone. Distribuire la zuppa di verdure nelle ciotole individuali, decorare con le stelline al salmone ed i filini di carota, spolverizzare di pepe e servire.

  • rivoli affluenti:
  • per una versione super rapida perfette le erbette già pulite di Insal'Arte e il loro purè pronto (già completo di latte, burro e sale, come quello che ho usato per la ricetta). Come anche erba cipollina e carote a filini.

martedì 16 dicembre 2014

dolci regali perchè... non c'è due senza tre!

Esce oggi nelle librerie Dolci Regali, il terzo libro della collana di MTChallenge (perchè, appunto, non c'è due senza tre!), il cui titolo è fedele al contenuto... sia che lo si interpreti come "doni zuccherati" che, come vuole essere inteso: "dessert da re"! 

Prima della scoperta delle Americhe la coltivazione della canna da zucchero era limitata a poche zone e lo zucchero era considerato una spezia di estremo lusso. Con il calare del prezzo e l'aumentare della diffusione di questo fantastico ingrediente, in pratica nacque la pasticceria, inizialmente ad opera dei cuochi di corte soprattutto francesi (ed ecco perché i dolci sono "regali"!), poi passata nelle mani di professionisti borghesi, poi entrata anche nella case delle comuni massaie e sfociata nei dolci delle sagre popolari.

Questa raccolta di ricette di dolci lievitati racconta proprio questa storia: la copertina parla di ori e corone (oro è la fascia del titolo, che qui sul blog purtroppo sembra beige!), ma all'interno l'allure della nobiltà si trasforma in pratica concreta: si trovano trucchi e consigli pratici per far lievitare qualsiasi cosa e oltre 130 ricette. 

In parte sono brioche, babà e dolci eleganti, 



in parte ricette di dolci popolari come graffe e maritozzi, e poi bagne per insaporire i lievitati, creme per farcirli o accompagnarli, e anche conserve di ogni tipo (confetture, liquori, sciroppi, ecc.) che, grazie allo zucchero, contribuiscono oggi come secoli fa a riempire le dispense invernali con i dolci profumi dell'estate.



Autore del libro? la community dell'MTChallenge, guidata e coordinata da Alessandra Gennaro

Non un singolo autore, dunque, ma un gruppo di persone (per l'occasione abbigliate come pasticceri di antiche corti!) che partecipa al progetto dell'MTChallenge, blog che da anni ogni mese si confronta su una ricetta e la approfondisce da tutti i punti di vista, sfidandosi  poi nel riporoporla in chiave personale per farne piacevole occasione di confronto e crescita. Ed in mezzo ci stiamo pure io e una mia ricetta...


Le immagini? Tutte curatissime, dalle eleganti immagini di Paolo Picciotto

alle ironiche illustrazioni di Mai Esteve,


nel perfetto spirito MTC per cui la bellezza di cultura ed ironia vanno "naturalmente" sotto braccio.

Ancora più importante, questo è un libro sia buono che gustoso. Nel senso che acquistando una copia di Dolci Regali si contribuisce alla creazione di borse di studio per i ragazzi di Piazza dei Mestieri, un progetto rivolto ai giovani oggetto della dispersione scolastica e che si propone di insegnare loro i mestieri: dal ciabattino al sarto, dal parrucchiere al mastro birraio, dal grafico a, ovviamente, il cuoco!



La Piazza dei Mestieri vuole ricreare il clima delle piazze di una volta dove persone, arti e mestieri si incontravano e si trasferivano vicendevolmente conoscenze e abilità con un processo di osmosi culturale.


Piazza come punto di aggregazione tra i ragazzi, che fonde i contenuti educativi con uno sguardo positivo e fiducioso nei confronti della  realtà, che deriva dall'apprendimento del lavoro, dal modo di usare il proprio tempo libero, e dalla valorizzazione dei propri talenti, anche attraverso l’introduzione all'arte, alla musica e al gusto.


Da oggi Dolci Regali viene distribuito a tutte le librerie d'Italia, è disponibile online su Amazon, IBS e sul sito di SAGEP, la casa editrice. Per una causa che sia buona ed insieme gustosa.



  • rivoli affluenti: 
  •  AA VV, Dolci Regali, Sagep, Genova, 2014, ISBN978-88-6373-317-4
  • 144 pagine, a cura di Alessandra Gennaro, editor Fabrizio Fazzari, impaginazione di Barbara Ottonello, € 18,00.
  •  I precedenti libri della collana MTC: L'Ora del paTé e Insalata da Tiffany
  • per saperne di più c'è anche la pagina facebook 

lunedì 15 dicembre 2014

Turchia Thailandia Giappone...

Post al volo, che sembra entrarci poco con la cucina. Se non fosse che non si possono separare storia, geografia, cultura e arte. Se non fosse che la cucina è storia, è geografia, è cultura, è sempre una forma di arte applicata, a volte perfino pura. 

Il post è sintetico e non è accompagnato da una ricetta. Per ora. Non è concepibile preparare condividere e nutrirsi di cibo senza considerarlo un frutto della nostra cultura. Nella conferenza non credo si parlerò esplicitamente di cucina, Ma una volta assorbitene le suggestioni chissà che potrebbe uscirne. Magari perfino un menù di Natale...


Domani 16 dicembre alle 17 al Castello D'Albertis di Genova, sede del Museo delle Culture del Mondo, si tiene la conferenza a ingresso libero: DALLA TURCHIA ALLA THAILANDIA AL GIAPPONE: Sultani, imperatori e artisti a confronto tra '800 e '900, con relatrice la dott.ssa Maria Flora Giubilei, direttrice Musei di Nervi. 

L'evento fa parte del progetto Suggesitoni dell'Arte Ottomana a Genova, a cura del Castello D'Albertis - Museo delle Culture del Mondo, dei Musei di Strada Nuova - Raccolte Ceramiche e Collezioni Tessili dei Musei Civici di Genova, dell CELSO - Istituto di Studi Orientali - Dipartimento Studi Asiatici, del Museo Archeologico del Finale, dell'Universita' degli Studi di Genova - Cattedra di Archeologia del Mediterraneo Medievale, dei Musei di Nervi, del Centro Studi Sotterranei di Genova, dell'Associazione Interculturale ALBA e della Garisenda Ricevimenti.
  • rivoli affluenti:
  • Maggiori informazioni qui.

lunedì 8 dicembre 2014

crema di zucca e cavolo rosso multitasking

Voglia improvvisa di crema di zucca. Magari un po' diversa dal solito. Così, dopo aver riguardato qualche ricetta già pubblicata qui nel blog, come la crema di zucca e baccalà o la crema di zucca e sedano con cranberry, ed ammirato proposte altrui come questa vellutata di zucca al salmone o questa crema di zucca e castagne ho deciso di ripensare invece in modo creativo una crema di zucca e mele statunitense tipica di questo periodo di feste.

Quella che volevo era una crema di zucca che non fosse immediatamente identificabile come tale... quindi non fosse arancione! Ne è uscita una zuppa che a prima vista dal colore poteva sembrare di barbabietole ed invece accosta la zucca al cavolo rosso, un ortaggio tende a donare un colore blu-violaceo agli ingredienti che accompagna e che unito alla zucca regala una minestra di un rosso bordeaux inaspettato e bellissimo. 

A livello di sapori, poi, l'accostamento di cavolo e zucca è coinvolgente e spinge d'istinto verso abbinamenti  mitteleuropei. Quindi ingredienti comunemente abbinati alla zucca o al cavolo, come burro, mele e pure yogurt...

L'insieme sembra rustico e gli ingredienti sono poveri, ma ogni cucchiaiata rivela una azzeccatissima anima dolce. Il tutto partendo dal presupposto che il suo affascinante colore non lascia assolutamente indovinare i veri ingredienti fino all'assaggio! 

Una zuppa avvolgente che si rivela dunque, a seconda di come ci si diverte ad interpretarla, un'ottima ispirazione euro/americana da servire nella stagione fredda: come scherzo gastronomico per Halloween, come dolce coccola per il Thanksgiving, come perfetto tocco di colore per Natale, come caldo conforto nella notte di Capodanno. E ogni volta che, come oggi, a qualcuno viene voglia di crema di zucca. Una crema multitasking, insomma.

Che si può chiedere di più ad una zuppa così, che tra tutto quanto è anche buonissima? Forse di non virare di colore... passando da un perfetto bordeaux ad un caldo marrone nell'arco di un paio di ore! Quindi per la gustarla in versione rossa il consiglio è: servire appena pronto. E se a tavola ci si dilunga basta presentarla come una zuppa magica che cambia colore a comando...

Chissà se per magia il giorno dopo sarebbe stata blu! Non lo posso sapere: a parte la porzione conservata per la fotografia (realizzata dopo pranzo, nel suo momento marrone, e subito sparita a sua volta per la soddisfazione di un commensale ritardatario) non ne è avanzata nemmeno una goccia...



Crema momentaneamente bordeaux di zucca e cavolo

ingredienti per 6 persone:
600 g di polpa di zucca a cubetti
300 g di cavolo rosso a striscioline sottili
1 mela rossa
1 cipolla
1 lt di brodo di pollo bollente
6 cucchiaiate di yogurt denso
1 foglia di alloro
20 g di burro
sale
pepe bianco al mulinello
pane di noci per accompagnare

Tritare al cipolla ed appassirla nel burro insieme all'alloro dentro una pentola capace.

Unire la zucca ed il cavolo rosso e rosolare a fuoco vivace per qualche minuto in modo che si insaporiscano.

Sbucciare la mela, tagliarla a dadini ed unirla alle verdure. Mescolare bene e versare nella pentola il brodo bollente. Riportare a bollore, coprire, abbassare la fiamma e cuocere per circa 40 minuti.

Quando le verdure sono morbide levare la foglia d'alloro, spegnere, mettere da parte qualche cubetto di zucca per la decorazione e frullare il resto delle verdure; verificare la densità eventualmente allungando con un goccio d'acqua calda (io ho preferito tenerla un po' consistente), regolare di sale, se serve, ed insaporire con il pepe.

Dividere la crema nelle ciotole individuali, decorare con una cucchiaiata di yogurt e qualche cubetto di zucca, spolverizzare con una leggera macinata di pepe e servire accompagnato da fettine sottili di pane alle noci.



Per un piatto quasi unico si potrebbe aggiungere come guarnizione della salsiccia sbriciolata, scottata in padella e sfumata con un goccio di aceto di mele. Se invece si sostituisce il brodo di pollo con brodo vegetale la ricetta è vegetariana.
  • rivoli affluenti:
  • perfetti per questa ricetta la zucca a dadi ed il cavolo julienne di Insal'Arte
  • la crema americana di zucca caramellata e mele a cui facevo riferimento per la partenza dell'ispirazione è una ricetta che non ho postato qui nel blog ma ho pubblicato sulla rivista A Tavola di dicembre 2013 in un servizio a proposito dello sciroppo d'acero

giovedì 4 dicembre 2014

spiedini asiatici e slealtà culturale

Cosa caratterizza la cucina asiatica? Sempre più diffusi i ristoranti "Asian Fusion", che attirano clienti con immagini di sushi e poi in carta propongono anche piatti cinesi, tailandesi o genericamente "orientali", lasciando intendere che la "cucina asiatica" può essere intesa come un unico filone di gusto.

Di solito le realtà veramente consapevoli e creative sono rare, si tratta molto spesso di ristoratori cinesi senza identità connotate che cercano di adeguare l'offerta alle nuove tendenze, sempre più intrigante dai cosiddetti sapori "asiatici" a largo raggio e meno ingolosite dai "soliti" piatti cinesi come maiale in agrodolce o pollo alle mandorle. 

E la stessa tendenza seguono molti libri di cucina, che raccolgono e mescolano le ricette più disparate e superficiali, spesso adattandole pure ai prodotti ed ai gusti italiani, e spacciano per cucina autentica e di qualità quella che è semplicemente una sequenza di belle foto culturalmente inutili.

Occorrerebbe in realtà cominciare a chiarire la questione dalle basi: in Cina non esiste il "maiale in agrodolce"... ovvero esiste esattamente come in Italia ci sono le "fettuccine all'Alfredo", considerata dagli Americani come una tipica specialità romana.

L'Alfredo in realtà sarebbe la pasta al burro e parmigiano, piatto comunissimo in tutte le famiglie italiane ma che raramente contiene panna e spezie diverse dal pepe, come invece succede nella ricetta americana, e difficilmente questo piatto è presente sulla carta di un ristorante. E grazie al commento a questo post della vera nipote del vero Alfredo di questo piatto parleremo in un post apposito...

La versione pannosa delle fettuccine Alfredo nei ristoranti per turisti o nei ristoranti pseudo-italianoi all'estero è esattamente quello che succede al maiale "agrodolce" nei ristoranti cinesi in Italia: le massaie cinesi non aggiungono certo ketchup peperoni e ananas alla carne, ma che si limitano a friggere in pastella e poi mescolare a verdure di stagione saltate con un goccio di aceto (un po' così, insomma).

Chi pensa che la ristorazione sia semplicemente abituare il pubblico a prodotti mediocri, slegati dalla tradizione reale e realizzati con preparati industriali e semi-lavorati probabilmente non rende un buon servizio alla cucina, etnica o meno che sia. E gli stessi danni produce una certa editoria. Una vera slealtà nei confronti del pubblico!

Le persone che non hanno modo o curiosità di viaggiare ed entrano in contatto con i sapori di altri Paesi solo attraverso ristoranti o libri di questo tipo, si illudono che quel cibo sia espressione di una specifica cultura e su quei parametri si basano per formare il proprio gusto. 

Se poi ai finti "piatti tipici" si aggiunge una mescolanza di tradizioni gastronomiche basata non su un ragionamento culturale e propositivo ma su una semplice tendenza di mercato, ecco che il consumatore finale è giustificato nel pensare che la cucina asiatica sia davvero quella degli "all you can eat".

Un po' come se un orientale entrasse in un fast food sotto casa che propone piatti italiani, belgi, finlandesi e serbi (ovviamente tutti preparato con scatolame e polverine, perché non esiste nemmeno una consapevolezza tecnica di base), magari tutto condito con burro perché lo chef è tedesco o insaporito con erbe di Provenza perché il cuoco è di quelle origini, e si convincesse di assaggiare "cucina fusion europea"...

Quello che manca, purtroppo, in questo genere di realtà sempre più diffuse, è il vero spirito della cucina orientale, che è fatta di equilibri calibrati, di contrasti studiati e di millenni di affinamento delle tecniche e dei sapori, ognuna a costruire una sua peculiare identità, collegata in modo evidente o sottolissimo alle identità dei Paesi confinanti. E che è ricca di piatti stupendi adatti a ogni tipo di palato, di tasche e di stagione.

La coerenza di pensiero e di gusto assente nei locali e nei libri sopra citati si ritrova però nei ristoranti autenticamente "fusion" e nei testi scritti da autori preparati, dove si parte dalla conoscenza profonda delle tradizioni reali e si decide di contaminarle o di reinventarle, creando così piatti nuovi. Come succede d'altronde nelle cucine di tutto il mondo...

I risultati non devono per forza essere definiti, per esempio, ricette malesi o cambogiane, perché sanno fondere dentro di sé l'armonia di due stili di cucina differenti nel rispetto di entrambe le tradizioni. 

Risultano perciò di gusto "spontaneamente" asiatico, gradito di conseguenza sia ad un avventore malese che ad uno cambogiano. Così come ad un goloso italiano, che il quel piatto impara a cogliere equilibri, contrasti e sapori a lui sconosciuti ma innegabilmente armoniosi e..."orientali". 

Ma forse mi riesco a spiegare meglio con una ricetta: ha ingredienti prevalentemente cinesi però qualcosa di simile a base di manzo esiste anche in Laos. Dove si usa moltissimo il peperoncino... ma anche la salsa d'ostriche come in Cina o il latte di cocco come in Thailandia, per dire.

Quindi come definirli? Spiedino cino/laotiani?! Spiedini di fusione orientale?! Forse direi semplicemente:



Spiedini di maiale ad ispirazione asiatica

ingredienti per 6 spiedini:
300 g di lonza di maiale 
3 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di salsa di ostriche
1 peperoncino secco
1 spicchio di aglio
1 cucchiaio di olio di arachidi
1 ciuffo di coriandolo (o prezzemolo)

per accompagnare:
100 g di spaghettini di soia

Lasciare a bagno 6 spiedini di legno in acqua per una mezz'oretta. Mettere a mollo il peperoncino inciso in un bicchiere di acqua calda per 20 minuti, quindi eliminare i semi e grattare la polpa dalla buccia, sciogliendola nella salsa di soia.

Tagliare la lonza a fettine spesse 4-5 mm e poi a quadratini da 3 cm di lato ed infilarli sugli spiedini. 

Tagliare l'aglio a fettine ed unirlo alla salsa di soia insieme con la salsa di ostriche; mescolare bene e mettervi a marinare la carne per 3 o 4 ore coperta in frigo. 

Nel frattempo sbollentare 1 minuto in acqua bollente gli
spaghettini di soia, scolarli e sciacquarli in acqua fredda; tagliarli con un paio di forbici alla lunghezza di circa 15 cm e stenderli a riposare ben allargati su un canovaccio pulito.  

Scolare gli spiedini di carne, scaldare l'olio in un ampio tegame e dorarli a fuoco vivace su tutti i lati. Versare la marinata sul fondo del tegame e lasciar sfumare, levando gli spiedini dalla padella quando sono ben colorati dalla salsa su tutti i lati.

Tenere gli spiedini in caldo e nel loro fondo di cottura saltare gli spaghettini, fino a che si sono ben insaporiti ed il fondo è tutto asciugato.

Servire gli spiedini sopra gli spaghettini, decorando con un po' di coriandolo.




Serviti come portata principale le dosi sono per 2 persone; come antipastino o fingerfood basta uno spiedino a testa, 
anche senza spaghettini. In quel caso si possono proporre caldi infilati in bicchierini individuali che abbiano sul fondo un po' del sugo di cottura.
  • rivoli affluenti:
  • elenco dei ristoranti "asiatici" seri che conosco in Italia? ci scriverei sinceramente un post apposito... e lo stesso farei per i libri. All'estero c'è una catena che propone cibo asiatico corretto: Wagamama
  • esistono anche dei libri che ne riportano il clima e le ricette. Ad esempio: Hugo Arnold, The Wagamama Cookbook, Kyle Cathie Ltd, 2004, ISBN 1-85626-510-2.